












Al Salone del Gusto tra i tanti appuntamenti in programma, la sera di giovedì 21 ottobre, il giorno inaugurale, si è svolto un importante evento organizzato da Oscar Farinetti, patron di Eataly, che con infinito orgoglio ha presentato "La Casa E. di Mirafiore".
Uno storico marchio dell’enologia italiana, legato alla casa vitivinicola di Serralunga d’Alba fondata da Emanuele, conte di Mirafiore e Fontanafredda, figlio naturale di Vittorio Emanuele II e della Bela Rosin. Marchio affermatosi a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, divenuto velocemente di fama internazionale, e poi scomparso negli anni Trenta del secolo successivo.
Un marchio quiescente per più di settant’anni, che oggi battezza quattro vini rossi di Langa caratterizzati da finezza, eleganza e potenza: un Barolo Riserva Docg 2004, un Langhe Doc Nebbiolo 2008, un Barbera d’Alba Doc 2008 e un Dolcetto d’Alba Doc 2009.
Il metodo di vinificazione da cui sono accomunati prevede la stretta osservanza di regole riconducibili alla più raffinata e rigorosa tradizione piemontese: lunghe macerazioni, che consentono estrazioni maggiori rispetto alla norma, lunghi tempi di anamento, utilizzo di botti in rovere di media e grande dimensione, il tutto a partire da uve sane e perfettamente mature.
Roberto Dominici, al Salone del Gusto.
I vini Mirafiore danno concreta espressione ad una visione, ad un punto di vista preciso che da tempo la Riserva Bionaturale di Fontanafredda promuove: l’ecocompatibilità, la filosofia
green.
Grandi nomi che non hanno parole più espressive del "vino buono", attraverso rispetto per l’ambiente e per la salute del consumatore finale.
Si parla della grande sensibilità ecologica a partire dal lavoro in campagna, dove sono banditi diserbanti e concimi chimici e ridotti in modo consistente i trattamenti antiparassitari, allo scopo di ottenere un’uva pulita, con residuo chimico tendente a zero.
Il passo successivo avviene in cantina, attraverso un drastico abbattimento dei solfiti rispetto ai limiti consentiti dalla legge e una preferenza accordata ai lieviti autoctoni a scapito di quelli industriali.
A coronare le due fasi precedenti, un packaging costituito da vetro riciclato all’85% e da etichette realizzate con inchiostri naturali.
Gli interventi tecnici si chiudevano con la degustazione di questi vini dai profumi inebrianti:
Il Dolcetto, dal colore rosso rubino intenso, con riflessi violetti, un profumo che riporta alla viola, note di mirtillo, ciliegia nera e rosmarino; in bocca il gusto è pieno con tannini morbidi in bella evidenza che donano un piacevole retrogusto di mandorla.
Il Barbera, dal colore rosso granato con riflessi violacei, un profumo che ricorda il cuoio, la liquirizia nera, il caffè e la mora; il gusto è pieno, supportato da un’acidità che rinfresca e si risolve in un finale lungo e sapido.
Il Nebbiolo di colore rosso granato con riflessi rubini brillanti, un profumo di noce moscata, foglie di tabacco essiccate, prugna nera e tamarindo; in bocca il vino si presenta con un impatto tannico dolce e avvolgente, con un finale balsamico decisamente lungo.
Ogni presentazione viene completata con riferimenti letterari, musicali, tradizione, storia e cultura per chiudere con la corona massima del Barolo, dal colore rosso granato, di buona intensità, dal profumo speziato come l’assenzio, il cacao e la menta, le ciliegie nere, il cuoio e i funghi secchi; in bocca è nettare avvolgente, con un’entrata dolce, vellutata e un finale lungo, caldo persistente.
Una serata dove si uniscono successi, soddisfazioni, dove si persegue l'obiettivo di una rinascita enogastronomica fatta di storia, cultura, ricerca, attaccamento alle tradizioni ma rivisitate e sofisticate dalla tecnologia, innovazione e passione tramandata dalle mani segnate dal tempo e dalla zappa, a mani di scientifica saggezza, che ha portato l'antico sapere al nuovo sublime piacere delle nostre tavole.